La Pergamena: La Storia da Sfogliare
Pubblicato da Prestigeprint in Stampa personalizzata · Martedì 03 Dic 2024 · 13:45
Tags: La, Pergamena, storia, cultura, tradizioni, momenti, chiave, scoperta, Prestigeprint, Blog
Tags: La, Pergamena, storia, cultura, tradizioni, momenti, chiave, scoperta, Prestigeprint, Blog
La pergamena
La pergamena, detta anche cartapecora o carta pecudina, è una membrana ricavata dalla pelle di animale (agnello o vitello) non conciata e composta di collagene. Presenta una struttura coriacea ed elastica, per cui il degrado non avviene frequentemente. Fu utilizzata come supporto scrittorio fino al XIV secolo, quando venne gradatamente soppiantata dalla carta di canapa o d'altre fibre tessili. Oggi è ancora utilizzata come materiale di legatura.
Storia della pergamena
La pergamena può essere prodotta con pelli di pecora, di capra o di vitello opportunamente depilate e fatte asciugare sotto tensione.
La pergamena (membrana o vellum in latino) prende nome dalla città di Pergamo (nell'Asia minore) dove, secondo la tradizione riferita da Plinio il Vecchio, sarebbe stata introdotta attorno al II secolo a.C., in sostituzione del papiro[1]. Pergamo aveva una grande biblioteca che rivaleggiava con la famosa biblioteca di Alessandria. Quando l'Egitto smise di esportare il papiro, a causa della concorrenza culturale fra il sovrano egiziano Tolomeo V Epifane (204-180 a.C.) ed il re di Pergamo Eumene II (196-158 a.C.), Pergamo reagì ricavando la pergamena dalla lavorazione delle pelli di animale.
Nel mondo antico la pergamena non ebbe comunque grande diffusione, a causa della concorrenza del papiro, prodotto molto più abbondante e meno costoso. Soltanto a partire dalla tarda antichità (V secolo) la diffusione della pergamena sembrò aumentare fino a diventare il principale supporto scrittorio durante il Medioevo e prima di essere sostituita definitivamente dalla carta.
Sembra esistere una correlazione tra l'area geografica di provenienza dei pergamenai medievali e la specie animale utilizzata. In particolare, mentre in Italia e nel resto del bacino del Mediterraneo era diffuso l'uso di pelli di provenienza ovina o caprina, in area insulare (Irlanda e Inghilterra) si preferivano pelli bovine. La diffusione del monachesimo insulare nell'Europa continentale e in Italia implicò l'utilizzazione di pelli bovine nei centri scrittori di origine insulare (per esempio a Bobbio). L'uso di pergamene bovine a Bobbio fu comunque limitato ai secoli VIII-IX.
La scarsità di materia prima portò al riuso altomedievale di più antichi libri manoscritti danneggiati i cui testi venivano cancellati per poter scrivere nuovamente sulle pagine pergamenacee. Questi libri manoscritti sono detti palinsesti (dal greco πάλιν ψηστός, pàlin psestòs, "raschiato di nuovo") o, in latino, codices rescripti. Anche la diffusione di questa pratica fu limitata nel tempo e geograficamente.
Bisogna tener presente che potevano esistere diverse qualità di pergamena, più o meno spessa, ruvida e chiara. A seconda dell'uso un prodotto poteva essere preferito all'altro. Quindi, mentre per le pergamene destinate alla legatoria (un uso che si diffuse dal XVI secolo in poi) erano più spesse e scure, quelle utilizzate per la scrittura di testi erano generalmente più chiare e sottili. Per documenti di particolare rilevanza (per esempio i brevi pontifici) erano utilizzate pergamene molto bianche e sottili ricavate dal trattamento di pelli di animali giovanissimi o nati morti. Nel XVI e XVII secolo era largamente in uso, nella legatoria, la pergamena suina, particolarmente adatta alle legature di volumi di maggior dimensione.
Un aspetto tecnico interessante è la possibilità di tingere la pergamena. Così nell'Alto Medioevo furono prodotte pergamene purpuree, utilizzate per la scrittura di libri o documenti particolarmente solenni redatti con inchiostri d'argento o d'oro: si pensi al Codice Purpureo di Rossano, noto come Codex Purpureus Rossanensis (Museo Diocesano di Rossano)[2] del VI secolo o alla cosiddetta Bibbia di Ulfila (manoscritto DG 1 della Biblioteca Universitaria di Uppsala) e al Privilegium Othonianum (manoscritto A.A. Arm. I-XVIII, 18 dell'Archivio Segreto Vaticano), entrambi del IX secolo. Molto più tardi, nel XVII secolo, la pergamena colorata di verde ebbe una certa diffusione nella legatoria.
Sebbene a partire dal XIII secolo la diffusione della carta in Europa avesse ridotto notevolmente l'uso della pergamena nell'ambito scrittorio librario, ci furono ambiti particolari in cui questa sostituzione non avvenne. Infatti la grande maggioranza dei documenti pubblici emessi da sovrani, imperatori e papi continuarono ad essere scritti su questo supporto ben oltre la fine del XIX secolo. E, anche se più raramente, la stessa pergamena fu utilizzata anche per la tipografia almeno fino alla fine del XIX secolo.
Manifattura
Preparazione della pergamena
Sono rimaste alcune ricette medievali per la produzione della pergamena. La più antica è conservata nelle Compositiones del manoscritto 490 della Biblioteca Capitolare di Lucca (VIII secolo).
In generale per ottenere la pergamena, la pelle dell'animale, dopo un'eventuale fase di "rinverdimento", era immersa in un calcinaio (una soluzione di acqua e calce) al fine di depilarla. Quest'ultima operazione avveniva su un apposito cavalletto "a schiena d'asino": il pergamenaio con pochi colpi decisi di una lama non tagliente allontanava il pelo dell'animale. A questo punto la pelle era montata su un telaio e lasciata ad essiccare sotto tensione. Durante questa fase si provvedeva anche all'eliminazione dei carnicci residui del lato carne tramite un particolare coltello a mezza luna. Una volta asciutta la pergamena poteva essere staccata dal telaio per essere utilizzata. Potevano comunque seguire fasi di ulteriore raffinazione del prodotto tramite pietra pomice (per rendere la pergamena più levigata e ridurre al minimo le differenze fra il "lato pelo", solitamente ruvido al tatto, e il "lato carne" molto più liscio e morbido) o colorando la membrana con apposite sostanze coloranti. Il riconoscimento dell'animale di origine può essere effettuato tramite l'osservazione microscopica dell'arrangiamento follicolare sulla superficie del lato pelo, così come si fa anche per il cuoio.
Almeno nel XVIII secolo, sono inoltre citati altri procedimenti per la depilazione, questa volta a base enzimatica. Rimane invece immutata la fondamentale fase del tensionamento su telaio che permette l'allineamento parallelo delle fibre di collagene.
Le biblioteche e gli archivi di tutto il mondo conservano innumerevoli testimonianze della storia umana registrate su libri e documenti di diversa natura. Il ruolo di tutti i conservatori è quello di prolungare il più possibile la vita di questi manufatti e ciò è possibile solo se si riesce a comprendere a fondo le diverse caratteristiche e necessità che ogni materiale possiede.
Una grande protagonista che per secoli ha prima preceduto e poi affiancato la carta come supporto di scrittura è la pergamena.
Questa deve i suoi natali alla città di Pergamo dove, secondo quanto scritto da Plinio sulla sua Naturalis Historia XIII, venne per prima eseguita la lavorazione della pelle animale per ottenere la pergamena poiché il faraone Tolomeo Epifanio aveva proibito l’esportazione del papiro dall’Egitto. Successivamente, a partire dal IV sec. d.C., la pergamena, dopo un lungo periodo in cui venne usata in parallelo al papiro, lo sostituì completamente.
Nel Medioevo questo tipo di supporto assunse il nome di charta, charta membrana o membrana e, creato a partire da pelli di vitello, capra, pecora o anche feti di agnelli (detta anche charta virginea e di particolar pregio data la sua qualità), era molto affidabile e resistente, oltre ad essere meno costosa rispetto al papiro creato quasi esclusivamente in Egitto.
doc-2-1-4Il foglio di pergamena, esattamente come quello di carta, può essere utilizzato su entrambe le facce che vengono denominate recto e verso per poterle distinguere meglio. Non è troppo raro imbattersi in codici detti palinsesti cioè manoscritti, o parte di essi, riutilizzati dopo che le loro pagine erano state raschiate per rimuovere il testo precedente. doc-2-1-3Questa pratica era utilizzata per testi considerati di scarso interesse oppure per risparmiare sul processo di fabbricazione di un nuovo codice dato che il lavoro era impegnativo e abbastanza dispendioso (la pergamena costava meno del papiro ma molto più della carta).
Possiamo imbatterci in libri sia sotto forma di rotolo, nati per primi e costituiti da delle strisce di pergamena cucite tra loro sul lato più corto ed arrotolato, scritte su un solo lato, che sotto forma di codice, successivi ai rotoli e con meno dispendio di materiale dato che permettevano la scrittura su entrambi i lati delle pagine di pergamena che erano legate tra loro per formare dei fascicoli di diversa grandezza e spessore.
doc-2-1-1Questo tipo di supporto scrittorio però, nonostante le sue ottime proprietà, venne quasi totalmente sostituito dalla carta con la diffusione della stampa e sopravvisse solo per i documenti più solenni ed ufficiali ai quali era necessario assicurare una migliore durata.
La manifattura della pergamena
La pergamena è formata da fibre di collagene intrecciate tra loro e viene creata a partire dalla cute di un animale separando con una serie di procedure la parte doc-2-1-2centrale, chiamata derma, da quella più esterna (epidermide) e quella più interna (ipoderma). È questo a conferire due tipi di superfici diverse a questo tipo di supporto denominate fiore e carniccio (lato pelo e lato carne): sul primo è possibile intravedere i follicoli piliferi dell’animale, soprattutto lungo la linea della schiena, ed è presente una membrana vitrea, il secondo invece è più chiaro e liscio. Ovviamente, migliore è il trattamento a cui è sottoposta la pelle e minore è l’età dell’animale da cui proviene e meno visibile sarà la differenza tra i due lati del foglio.
È dal Medioevo che, a parte piccoli cambiamenti, il trattamento delle pelli per la creazione della pergamena rimane pressoché lo stesso (anche se può variare leggermente in base alla zona di produzione) e si suddivide in:
doc-2-1-1scuoiatura;
conservazione grazie all’utilizzo di sale;
rinverdimento, dove si fa riacquistare l’acqua che la pelle aveva in origine ma che aveva perso con la salatura e si esportano le sostanze e la sporcizia solubile in questo liquido;
calcinazione in cui, attraverso un bagno nella calce spenta, viene indebolita la pelle ed asportati i grassi tramite una reazione chiamata saponificazione, oltre a favorire la successiva asportazione del pelo. Questa fase può variare da un minimo di una settimana, per le pelli più sottili, a un massimo di un mese;
depilazione che si effettua manualmente attraverso un coltello a forma di mezzaluna non affilato per asportare i peli e l’epidermide;
primo lavaggio nel quale si lascia la pergamena immersa in acqua per 3 o 4 giorni;
la pelle viene montata su un telaio per stenderla e sottoporla al processo di scarnitura in cui viene eliminato l’ipoderma attraverso appositi coltelli prima di venire nuovamente lavata con acqua;
l’essiccamento, sempre su telaio, è molto importante dato che nella pelle durante l’evaporazione dell’acqua le fibre di collagene si dispongono parallelamente le une alle altre, formano nuovi legami che rendono questo supporto particolarmente robusto;
si rende infine la superficie più liscia con la levigatura attraverso l’utilizzo di una pietra pomice quando ancora la pelle è montata sul telaio.
Il foglio di pergamena
Come già detto in precedenza l’unità base della pergamena è il collagene cioè una proteina fibrosa molto stabile presente nei tessuti animali. Come tutti i composti di questo genere essa è costituita da amminoacidi legati tra loro da un particolare tipo di legame chiamato peptidico e poi organizzati in una conformazione spaziale specifica che porta alla formazione di una struttura chiamata fibrilla. Più fibrille legate assieme formano le fibre e sono queste che, legate tra loro attraverso legami ad idrogeno, costituiscono il foglio di pergamena.
Questa composizione ha garantito ai libri e ai documenti, in normali condizioni di conservazione, di resistere molto bene all’uso e al deterioramento mostrando quanto questo materiale sia più resistente ed affidabile della carta.
doc-2-1Dipendentemente dalla grandezza del volume e dalla pelle dell’animale usato, si potevano ricavare da un unico capo uno o più fogli i quali presentavano (tra di loro e anche rispetto ad altri ricavati da altre pelli) una visibile disomogeneità nel peso, nello spessore, nella rigidità, nella frequenza di follicoli piliferi più o meno visibili… e questo è dovuto al fatto che la pergamena è un prodotto artigianale ricavato da animali che presentano caratteristiche molto diverse gli uni dagli altri come età, peso e sesso.
Sul foglio di pergamena è possibile distinguere diverse zone dell’animale come la linea della schiena (la parte più robusta e spessa della pelle, scura e con un’alta concentrazione di follicoli piliferi sulla parte pelo), gli scalfi (le zone dove si trovavano le zampe), la spalla, l’anca, il collo… ed ognuna di esse presenta un suo spessore e robustezza. Va inoltre ricordato che in molti libri non è raro incontrare dei bordi irregolari, non coincidenti con la grandezza delle altre pagine, chiamati lisière e dovuti all’impossibilità di essere precisi nella creazione di un codice utilizzando delle misure a cui dobbiamo forzatamente sottostare e che non possiamo decidere noi come nel caso della carta (è anche per questo che, per i libri cartacei, si parla di formati standard mentre per quelli pergamenacei le misure vengono riportate in millimetri).
La pergamena possiede un’altissima igroscopicità il che la rende molto sensibile all’umidità presente nell’atmosfera e la porta a mettersi in costante equilibrio con l’acqua dispersa nell’ambiente. Una maggiore o minore quantità interna di questo liquido influisce su peso, dimensioni, rigidità e flessibilità. Più la pergamena è umida e maggiore è il suo peso e le sue dimensioni, oltre ad essere più flessibile, mentre se non possiede un adeguato contenuto di acqua le fibre tendono a contrarsi rendendo il foglio leggermente più piccolo leggero, ma anche più fragile.
Le miniature
doc-2-1Su libri e documenti di particolar pregio non è raro trovare miniature o illustrazioni a tutta pagina che possono riportare diversi soggetti e scene di vita, mostrando a volte anche veri e propri lavori come quello del miniaturista o la fabbricazione di un codice a partire dalle fasi preparative della pergamena fino alla rilegatura e non solo immagini legate all’ambiente liturgico.
Questi tipi di decorazioni sono molto delicate dato che sono costituite dalla pellicola pittorica e l’eventuale strato preparatorio sottostante ed entrambi questi componenti interagiscono con il supporto, la pergamena, il quale non è omogeneo quanto la carta e viene influenzato molto dall’umidità ambientale dilatandosi e restringendosi, rischiando a volte di staccare addirittura la pellicola colorata.
Lo strato preparatorio della miniatura, quando è presente, si applica alla fine di un’ulteriore sgrassatura con allume e raschiatura con pietra pomice, per rendere la superficie della pergamena sufficientemente ruvida, e consiste nell’utilizzo di gesso o creta uniti a colla di pesce o gomma arabica.
I colori utilizzati nelle miniature sono composti da due parti: il pigmento, come la porpora ricavata da particolari molluschi presenti nel Mediterraneo (più propriamente detto colorante, di natura organica) o il turchese dai lapislazzuli (vero e proprio pigmento, inorganico), ed il legante. Questo secondo componente può essere un polisaccaride, zuccheri semplici legati tra loro un determinato numero di volte, o una proteina, come ad esempio la gomma arabica se di natura vegetale o la colla di pesce e il tuorlo d’uovo se si natura animale, e viene unito al pigmento per permetterne la stesura e l’adesione. È da tenere ben presente che i leganti, essendo sostanze organiche, sono facilmente attaccabili da microrganismi quali batteri e funghi e, alcune volte, nelle preparazioni veniva aggiunta anche canfora o ammoniaca per rendere le miniature meno appetibili ai microrganismi.
A volte, sui manufatti più preziosi, ci si può imbattere anche nell’utilizzo della foglio d’oro che veniva applicata dopo aver preparato la superficie della pergamena con colla e altre sostanze organiche per migliorarne l’adesione.
Fonti di questo articolo:
- Prestigeprint: https://prestigeprint.eu






